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Mazza Pasquale

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11月16日

UNA PAGINA DI STORIA..MASANIELLO 1/3

MASANIELLO

La rivolta di Masaniello e quelle che la precedettero, nascono in un contesto in cui l’equilibrio fra le parti (istituzioni, economia, ordine, classi sociali) é saltato e per dar luogo a un equilibrio caotico, nel quale alcune componenti crescono a dismisura a danno di altre e perciò degenerano spingendo la società al disfacimento. La corruzione dilagava in tutti gli ambienti e a tutti i livelli. Invano si chiedeva al viceré don Pietro di Toledo di intervenire efficacemente e reprimere tali abusi, il male non era dovuto a debolezze del viceré ma era tutto un costume di vita radicate nel sistema. I delitti aumentavano e i malfattori si moltiplicavano, ma le istruttorie dei processi, come oggi, erano lente. Il malcontento era generale tra la popolazione e le tasse, che servivano a riempire sempre più le casse del viceré a della nobiltà spagnola e napoletana, erano sempre più pressanti per la popolazione. Dopo la gabella sulla frutta e tante, tante altre se ne aggiungevano fino ad arrivare a quelle sulla farina dove anche la moglie di Masaniello fu coinvolta e arrestata per contrabbando di farina. Allora la fame e il bisogno erano nella casa di Bernardino, moglie di Masaniello, e la povera donna si avventurava a qualche contrabbando per procurarsi pane a buon mercato. Nascose in una calza la farina acquistata in un casale vicino Napoli, avvolta tra le fasce come fosse un bambino, ma lo stratagemma non ingannò i gabellieri che la condussero subito nelle carceri ove fu tenuta per otto giorni fin quando non fu pagata la multa di cento scudi che il povero Masaniello potette a stento raggruzzolare vendendo le masserizie di casa.

11月15日

UNA PAGINA DI STORIA...MASANIELLO 2/3

Il 7 luglio 1647 scoppia la rivolta a piazza Mercato. Giulio Genuino, un vecchio giurista e sacerdote, già condannato al carcere perpetuo per agitazione politica, fu scarcerato dopo 13 anni di prigionia e ottenne di tornare a Napoli dove il clima politico-popolare era incandescente a causa di forti tasse imposte al popolo. Genoino fu, in effetti, l’artefice e progettista della rivolta, istruendo e armando i “Lazzaro” alla ribellione. L’astuto vecchio capì l’influenza che il giovane pescivendolo esercitava sul popolo del “Mercato”. così sfruttò l’ignoranza e l’irruenza di Masaniello per fomentare ancor più gli animi contro gli spagnoli. La scintilla della rivolta scoppiò allorquando, per l’ennesima volta, i gabellieri con arroganza, pretendono la gabella da contadini provenienti da vicina Pozzuoli. Scoppia la rivolta, a capo é Masaniello insieme ad altri armati di canne saccheggiarono il posto della gabella con sassi e con sassi scacciarono i ministri.Da ciò accesi gli animi e ricevendo forza dall’unione e dal numero, corsero al palazzo del viceré proclamando ubbidienza al re ma contro il mal governo. Il viceré in fuga e poi costretto a concedere l’abolizione della nuova gabella. Ma nonostante tutto gli animi erano ancora accesi e l’odio verso la nobiltà era tale che molte case di costoro andarono distrutte in incendi e saccheggi. Masaniello lacero e seminudo, avendo per teatro il palco e per scettro la spada, con un piccolo esercito di lazzari comandava con assoluto imperio ogni cosa. Egli a capo dei rivoltosi imponeva silenzio, disponeva mosse, trucidava coi cenni ed incendiava con gli sguardi perché dove egli faceva cenno si recidevano le teste e si portavano fiamme. Fu così che il viceré, su mediazione del cardinale Filomarino, concesse l’abolizione delle gabelle e la parità di voto al popolo con la nobiltà. Fu tutto ratificato con 23 capitoli e con giuramento nella chiesa del Carmine il 13 luglio 1647. Grandi momenti di gloria seguirono per Masaniello e la sua famiglia. Bernardina, la moglie, venne più volte invitata al palazzo da cui tornava con regali preziosi. In uno di questi incontri a tu per tu con la viceregina le disse: “ Vostra eccellenza é la viceregina delle signore, io sono la viceregina del popolo”. Il potere di Masaniello non ha più motivi per esistere, ma lui ha ormai assaporato ciò che é il potere e non si ridimensiona, dimenticando il motivo vero della sua posizione, inizia a diventare pericoloso anche per coloro che un tempo erano suoi amici come il "Genoino”, bisognava solo ucciderlo molti tentativi furono fatti. Fu incaricato dal duca di Maddaloni, il famoso bandito Perrone che finirà con la testa tagliata e conficcata in un palo, il duca fugge ma viene preso il fratello che rimane senza testa. Masaniello capisce che la sua vita é davvero in pericolo. Perse la facoltà intellettiva a causa di una bevanda di oro, che il governo spagnolo gli fece bere con astuzia. In seguito Masaniello, per la sua arroganza, la sua stravaganza perse la fiducia del popolo e la stima dei suoi stessi compagni che lo uccisero il 16 luglio 1647 nella chiesa del Carmine, decapitandolo e portando per la città la testa su di una picca.

UNA PAGINA DI STORIA...MASANIELLO 3/3

La moglie Bernardina rimasta sola dopo il momento di gloria, ridotta in povertà si diede alla prostituzione. Qui verrà più volte picchiata, maltrattata e derubata dai soldati spagnoli suoi clienti. Morirà di peste nel 1656.

 ‘A MUGLIERA ‘E MASANIELLO

So’ turnate li Spagnuole,

é fernuta ‘a zezzenella;

comme chiàgneno ‘e ffigliole

fora ‘a via d’ ‘a Marenella!

‘A Riggina ‘e ll’otto juorn

s’é arredotta a ffa’ ‘a vaiassa;

so’ turnate li taluorne,

‘ncopp’ ‘e frutte torna ‘a tassa!

 

Chella vesta, tuttaquanta

d’oro e argiento arricamata,

ll’ha cagnata sta Rignanta

cu na vesta spetacciata.

‘A curona ‘e filigrana

ma ched’é? Curona ‘e spine!

‘E zecchine d’ ‘a cullana

mo nun songo cchiù zecchine!

 

Li Spagnuole so’ turnate

cchiù guappune e preputiente,

e mo’ ‘a chiammano, ‘e suldate,

‘a Riggina d’ ‘e pezziente!

 E lle danno’a vuttatella,

e lle diceno ‘a parola,

e lle tirano ‘a vunnella…

Essa chiagne, sola sola.

 

Pane niro e chianto amaro,

chianto amaro, e pane niro

vanno a ccocchia e fanno ‘o paro

comm’ ‘e muonece a Retiro.

Da Palazzo essa é passata

dint’ ‘o Bbuorgo e venne ammore

; tene ‘a mala annommenata,

ma nu schianto mmiez’ ‘o core!

 

Dint’ ‘o vascio d’ ‘a scasata

mo nce passa ‘o reggimento;

‘a Furtuna ll’ha lassata

e le scioscia malu viento.

Se facette accussì lota,

morta ‘e famma e de fraggiello,

chella llà ch’era na vota

‘a mugliera ‘e Masaniello.

4月25日

i maccaronari

I MACCARONARI

 Il maccaronaro per motivi di igiene non ebbe vita lunga e comunque le sue tracce non si perdono nella notte dei tempi, stabilito che soltanto nel Seicento la pasta entra nella dieta alimentare quotidiana. Prima, nella Napoli del Cinquecento, si usava mangiare zuppa di verdura. Da "mangiafoglie" i napoletani passarono a "mangiamaccarune". Trovato il modo di essiccare la pasta e di produrla in grandi quantità ; inventato, non si sa da chi, il "sughillo" di pomodoro, i maccaronari ebbero la loro stagione d'oro durante l'Ottocento. Uno strascico d'inizio Novecento e poi di maccaronari e di mangiatori di maccheroni per strada, più niente. Neppure le nostre nonne, che raccontavano di "casadduoglie", che vendevano olio e formaggio, "purmunare", che smerciavano frattaglie per gatti, ricordavano il venditore di spaghetti che , piazzato col suo banco e tutta l'attrezzatura di cucina all'angolo di una via o di un vicolo, serviva piatti fumanti di pasta al dente, i cui destinatari divoravano con le mani, o più propriamente con il pollice e il medio a mo' di forchetta. Il maccaronaro, una volta scalzato il pentolone dalla fornace ardente, levava alto il suo invito, che sollecitava anche i più rilutanti, ad accostarsi e consumare quella pretenziosa grazia di Dio : " Guagliò viene, te scarf' 'o cannarone ! " :

10月2日

La Napoli sotterranea 1/3

 

  La "pietra gialla napoletana "vantata da Capaccio è tuttora chiamata "tufo giallo napoletano" : si tratta, hanno stabilito vulcanologi e geologi, di ben quindici chilometri cubi di roccia che venne generata dalla "Ignimbrite Campana, ossia la pioggia di fuoco iniziata qualcosa come trentacinquemila anni fa, colossale eruzione proveniente da innumerevoli bocche vulcaniche nella zona flegrea. Nel corso di millenni i vulcani flegrei mandarono fuori ottanta chilometri cubi di magma e polveri incendiate che, s'accumularono, si sedimentarono furono sconvolte da altri collassi vulcanici, da chissà quanti sprofondamenti,sollevamenti,e fratture, fino ad assumere la configurazione dell'attuale giaciglio della città.

Facile da ridurre in blocchi grandi per le mura e meno grandi per le pareti della casa, e facile da perforare e da modellare: i Greci se ne accorsero subito, e si diedero a scavare nel profondo cisterne e cunicoli, realizzando un acquedotto sotterraneo che consentiva di di prelevare l'acqua direttamente da ogni abitazione.

Lo scavo venne praticato lateralmente prima in orizzontale, avendo cura di lasciare libera la via d'accesso all'acqua, e poi verso il basso fino a creare un vuoto a forma di campana. E nella volta-molto spesso trapezoidale così come vogliono le regole della statica e come avevano tramandto gli antichi scavatori greci e latini- venivano presto perforati nuovi pozzi per mandare in superficie tutte le pietre che fecero crescere i palazzi napoletani fino ad altezze che altrove, con altre pietre, erano impossibili. Ogni palazzo, monumentale o no, ha sotto di sè un vuoto quasi corrispondente alla sua mole, di solito a gran profondità, circa quaranta metri sotto.

La Napoli Sotterranea 2/3

I palazzi sono da sempre in rapporto diretto e continuo con il "sotto", che è stato da sempre prezioso conservatore e distributore di acqua, sicuro rifugio anticamente contro le persecuzioni religiose e di recente contro la morte che veniva dal cielo con i bombardamenti a tappeto durante la seconda guerra mondiale, quando sull'abitato, negli anni fra il 1941 e il 1944, furono lanciate 28.000 bombe. Nella città che sta sotto la città sono state mescolate, in una particolare simbiosi, una cospicua serie di funzioni. La gestione dell'acquedotto sotterraneo è stata commista alle attività estrattiva ed edificatoria, l'acquedotto stesso oltre a fornire sul posto i materiali necessari all'edificazione, s'è ampliato con essa di pari passo in orizzontale e in verticale: man mano che l'abitato s'espandeva, aumentava anche il numero dei condotti e delle vasche sotterranee, nonchè quello dei pozzi che consentivano di "pescare" con un secchio l'acqua direttamente dalle abitazioni. Si calcola che nel centro antico-storico di Napoli i pozzi (che dovrebbero essere tutti chiusi) siano non meno di dodicimila. Il tutto è opera umana, lavoro di schiere sterminate che si sono avvicendate nei secoli là sotto, in un invisibile formicaio. Scavavano con attrezzi semplici: un piccone con due punte a lama verticale (tuttora usato, si chiama "smarra" ) , un piccolo maglio di ferro, la duplice ascia e quattro cunei di legno, come i loro colleghi di duemila anni fa.

La Napoli Sotterranea 3/3

Scavavano alla luce fiochissima di minuscole lucerne a olio (non più di una tazzina con beccuccio) che venivano sistemate in altrettante minuscole nicchie. Dove talvolte ancora oggi se ne ritrovano, dimenticate con l'abbandono di una cava non più coltivata, e più spesso testimonia della loro antica presenza un triangolino di nerofumo lasciato dall'esigua fiamma.

Gli altri segni, là sotto, sono la verticale sequenza di incavi obliquamente squadrati all'interno in modo che   saldamente vi si potessero alternare piedi e mani nella quotidiana scalata degna dei ragni. Questo compito era assegnato ai   "pozzari "cioè gli addetti alla manutenzione dei pozzi e cunicoli.Segni altrettanto suggestivi sono quelli lasciati dalle asce: le pareti sono tutte ornate da colpi regoleri che da lontano le fanno sembrar lisce e perfette, da vicino rivelano invece la rugosità della colossale fatica degli uomini.

 
7月28日

cimitero delle "Fontanelle" 1/2

Breve storia 

La strada via "Fontanelle" rappresenta il vecchio impluvio sulle sponde del quale sono dislocate numerose cave che, fino al secolo scorsa, hanno fornito i materiali da costruzione per l'attività edilizia di tutta la città e che oggi sono adibite ad usi più disparati : deposito ilive, vetrerie marmi, garages,cantine e persino luoghi per essiccare stoccafisso e baccalà. All'epoca, i morti venivano interrati nelle chiese, dove non c'era più posto, per cui i salmatari, di notte, li disseppellivano e li scaricavano nelle vecchie cave abbandonate. A seguito dell'ennesima alluvione, dalle cave fuoriuscirono molte salme e si racconta che gli abitanti del quartiere Sanità non uscivano di casa per non riconoscere i propri morti.

Fù ordinato, quindi, ai salmatari di ricomporli nell'ultima cava. L'origine di questo ossario, però, si fa risalire al XVI secolo, quando la città fu flagellata da tre rivolte popoleri, tre carestie,tre terremoti,cinque eruzioni del Vesuvio e tre epidemie, e qui furono raccolti i cadaveri delle vittime, essendo il luogo isolato. Micidiale fu la pestilenza del 1656, per cui i muri che chiudevano le cave furono di nuovo abbattuti e le stesse cave, secondo alcuni, accolsero 250.000 cadaveri su una popolazione di 400.000 abitanti

Nel 1837, per provvedimento del Consiglio Sanitario, in seguito all'invasione del "colera morbu"

furono portati in questo cimitero altre salme , tra cui, forse, quella di Leopardi; nello stasso anno, essendo stato ordinato di togliere gli ossami da tutti i cimiteri delle parrocchie e delle confraternite e di portarli nell'Ossario delle Fontanelle, un gran numero di carri, scortati da confratelle e guerdie, trasportarono in queste grotte cataste di resti mortali.

Il culto delle adozioni degenerò per cui nel 1969 si ordinò la chiusura dell'ossario.

Oggi , nel maggio 2006,è stato riaperto al pubblico, quindi visitabile

Guarda le foto nell'album

sono molto interessanti.

 

cimitero delle " Fontanelle " 2/2

Gli  aneddoti 

In  seguito cominciarono le adozioni di alcuni teschi, che, isolati, venivano messi in teche e venerati o per grazia ricevuta o per voto o per fede. Nacquero così numerose storielle, tra cui quella  dei due teschi che sudano e quella del Capitano: questo teschio era stato adottato da una povera ragazza, ad esso rivolgeva tutte le sue cure e preghiere, supplicandolo perchè le facesse trovare marito; così avvenne, e prima di andare all'altare, la giovane volle ringraziare il teschio per la grazia ricevuta.

Il giorno delle nozze tutti erano attirati dalla presenza in chiesa di uno strano tipo vestito da soldato spagnolo; questi, al passaggio degli sposi, sorrise alla ragazza e le fece l'occhiolino;

il marito, ingelosito, lo affrontò e lo colpì ad un occhio con un pugno.

Tornata dal viaggio di nozze, la giovane si recò subito al cimitero per ringraziare ancora il suo teschio, e lo trovò con una delle orbite completamente nera. Si gridò al miracolo ed il teschio in questione fu indicato come il

" Teschio del  Capitano "

ad in seguito gli furono attrbuiti anche altri miracoli.

 

 

 
7月12日

la capera

la capera

 

All'indomani dell'ingresso delle camionette americane, la città fu di nuovo tutto un rione popolare, un vicolo solo, una sola bottega, un "basso" solo. E "nnanze 'e vasce" , che da una legge poco permissiva erano stati ritenuti "non destinabili a civili abitazioni", si adoperava accortamente  "la capera", per acconciare il capo delle donne del volgo. Nella storia dei costumi la capera non vanta antiche origini e nemmeno egregi trascorsi. le sue tracce non si perdono nella notte dei tempi e si fermano già negli anni Cinquanta dinanzi al "coiffeur pour dames". Nell'Ottocento, non meno che nel Settecento, le donne portavano in testa delle vere e proprie torri e, sistemarle tali volute architettoniche, non era ordinaria operazione. A sciogliere, avviare, riavviare, intrecciare, giustapporre tali acconciature ci pensava non una qualsiasi vajassa ( serva ), ma Luisella o Carmelina 'a capera. Di solito era una giovane popolana di belle e delicate fattezze, assai ricercata nel vestire, ma soprattutto aristocraticamente pettinata. Ad ordinare le teste delle donne, oggi ci pensano quasi sempre le mani maschili, ma quelle femminili sono certamente più adatte, perchè le teste delle donne non possono che capirle solamente le donne. La capera se era docile di mani non lo era certo di lingua. Conoscendo delle proprie clienti vita, morte e miracoli, ne divulgava le belle gesta nei vicoli e nei chiassuoli. Ancora oggi, una donna che conosce i fatti di tutto un quartiere, viene apostrofata con l'epiteto di "capera" 

 
6月28日

...e poi ancora

Puòzze sculà

 

Quando la sepoltura dei cadaveri avveniva nelle chiese, alcuni edifici sacri (come la catacomba di S.Gaudioso o la chiesa dell ‘ Annunziata o nel castello di Ischia ) erano dotati di sedili forati al centro (cantarelle ), sui quali il defunto veniva posto a sedere ,perché il corpo si disseccasse, espellendo tutti gli umori che ne avrebbero determinato la putrefazione e che, viceversa , il cadavere

<< scolava >>, attraverso il suddetto foro, che li riversava in una condotta di scarico.

 

‘O llardo ‘int ’ ‘a fiùra

 

Si suol dire che lo dia chi impieghi eccessiva parsimonia nella consegna o nella distribuzione di qualcosa ad altri. In realtà, i frati del convento napoletano di S. Antonio abate gestivano, in passato, un primitivo ambulatorio di dermatologia, utilizzando, nella terapia, il grasso dei maiali (animali cari al santo eremita, il quale, si dice a Napoli,

<< se n’annammuraje >>

e che quei frati allevavano, per cui il volgo, ritenendoli sacri, li definiva beati porci ); e, nel dimettere l’ infermo, usavano consegnargli, per il prosieguo della cura, un po’ di quel grasso, avvolto in un’ immaginetta del loro patrono.

 

‘O cunto d’ ‘e quatto surde

 

 La locuzione esprime il dramma dell’ incomunicabilità, vissuto dal napoletano, per lo più, in maniera forzata. Dei quatto surde, infatti, passeggeri del medesimo treno, il primo domandò: “ scusate, simm’ arrivate a Napule ? “

Il secondo rispose :

“ nonzignore, cca è Napule ! “

Il terzo replicò :

“ I’ me credevo ca stevemo a Napule ! …”

E il quarto, infine :

“ maje pe’ ccummanno,

m’ avvisate quann’ arrivammo a Napule ? “.

 

 ‘O gallo ‘ncopp’ ‘a munnezza

 

Lo fa il presuntuoso che, dandosi delle arie, si mostra simile ad un gallo impettito, erto sulla sommità di un cumulo di rifiuti

 

'A trumbetta 'a Vicaria

 

 Dicesi di persona che riesce a sapere tutto di tutti e lo dice a tutti.

Le origini risalgono al periodo della dominazione spagnola, quando i tribunali erano ubicati alla Vicaria Vecchia; le nuove ordinanze venivano riferite al popolo da un

" banditore " che le gridava ad ogni angolo e, per richiamare l'attenzione, si serviva di una "trombetta".

Da qui il detto.

 

Preghiera Del Mattino:

 

Maronna mia, te ringrazio c' 'a faccia pe' terra ca m'hé fatto vede' 'na bbona e santa nuttata, comme spero ca me fai vede' 'na bbona e santa jurnata.

 

Preghiera della sera:

 

Je me cocco 'int' 'a 'stu lietto e 'a Maronna affianco 'o pietto; jo dormo e Essa veglia, si è coccosa me risveglia.

Gesù Cristo m'è pate, 'a Maronna m'è mamma, 'e Sante me so' pariente, duorme... ca nun haje paura 'e niente!

 

( ringrazio il mio amico Ferdinando per i  preziosi  suggerimenti ) 

6月21日

Facimm ' ammuina

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Facimm' ammuina ! Il napoletano lo esclama nelle situazioni caratterizzate dal disordine. La locuzione va ricondotta ad un preteso regolamento della marina borbonica del 20 settembre 1841, il cui art. 27 , rubricato, per l'appunto, "Facite ammuìna" prevederebbe che, in occasione di visite a bordo delle alte autorità del regno, "tutte chille ca stanno a prora, vann'a poppa e chille ca stann' a poppa vann'a prora; chille ca stann'a dritta vann'a sinistra e chille ca stanno a sinistra vann'a dritta; tutte chille ca stanno abbascio vanno 'ncoppa e chille ca stanno 'ncoppa vann'abbascio, passanno tutte p' 'o stesso pertuso; chi nun tene nient' 'a fa' , s'aremen' 'a ccà e 'a là " . Il documento - peraltro, palesemente falso - intende sottolineare, con spirito profondamente antiborbonico, il clima di disordine che si vorrebbe avesse caratterizzato quel periodo storico; disordine cui alludono, pure, i proverbi: " Ammuina è bona p' 'a guerra " " 'A nave 'e Francischiello" " A poppa se cumbatteva e a prora nun se sapeva "

6月17日

La donna nei detti napoletani

‘A femmena ‘ncazzata è comm’ ‘o mare ‘ntempesta

• ‘A femmena nun sape tenè tre cìcere ‘mmocca

• Chi a femmene crére ara ‘o mare e sémmena â rena

• Carte e femmene fanno chello ca vônno

• Doje femmene nu raggiunamento, tre nu mercato, quatto na fera

• L’ommo è fronna e ‘a femmena è colonna

• L’ommo è fuoco e ‘a femmena è stoppa

• Na femmena fa ‘a casa e n’ata ‘a scassa

• Né varca senza mare, né vecchia senza dolore, né femmena senza amore

• Nun c’è sabbato senza sole, nun c’è femmena senz’ammore

• ‘O vino te fa guappo, ‘o barbiere te fa bello e ‘a femmina te fa fesso

• Quann’ ’a femmina s’acconcia ‘o quarto ‘e coppa vo’ affittà chill’ ‘e sotta

• S’appìccecano ‘e vajasse e se sbrogliano ‘e matasse

• Trova chiù ampressa ‘a femmina ‘a scusa ca ‘o sòrece ‘o pertuso

• ‘A mugliera ‘e confessore ‘e notte

• ‘A mugliera ‘e l’ate è sempe chiù bella

• Femmina tricata bona ‘maretata

• O primm’anno core a core; ‘o sicond’anno cul’a culo; ‘o terz’anno cauce ‘nculo

• Chi nun sente a mamma e pate fa la via can un sape

• Chi te vo’ bene chiù d’ ‘a mamma te ‘nganna

• Core e mamma nun te ‘nganna

• Dicevano ‘e mamma antiche: mazza zizze e carizze

• Là truove mamma e tata

• Na mamma è bona pe’ ciento, ciento figlie nun so’ buone pe’ na mamma

• Ogne scarafone è bello â mamma soja

• Chi bona razza vo’ fa’ cu’ ‘ a femmina adda accumincià

• Dimme a chi sì figlia e te dico a chi assumiglie

• ‘E figlie femmene anna crescere sott’ ‘a pettola d’ ‘a mamma

• ‘A sora d’ ‘a zoccola si nun è munacella è zucculella

• ‘A bella ‘e ciglia tutt ’ ‘a vônno ma nisciuno s ’ ‘a piglia

• ‘A femmina bella fa l’ommo contento

• Bella ‘e faccia, ‘a sotto nun ‘o saccio

• Bella ‘mbriana, scetate !

6月9日

La pizza

Peppe Cicala
così cantava :


E' crisceto 'e pasta
ca cresce int'e mmane,
ca ncopp' 'o bancone
se posa, s'avota,
se sbatte, se stenne,
cchiù tunno e chhiù ghianco...
Chest' 'è, punto e basta !

Ajere ll 'he avuta
'e 'a vuò n'ata vota ?
Stasera, dimane...
Ch'è comm'a canzona
ca siente pe' niente,
ca maje nun te stanca.

E 'ncopp' 'a sta faccia
cchiù ghianca d' 'o marmo,
add'o pizzaiuolo,
cchiù artista ' e n'artista,
cu 'e pponte de ddete
nc'ha fatto 'e fusselle,
se spanne na risa.

Nu zuco zucato
'e pummarulelle
cu 'a vasenicola.
Nu pizzeco, tanto,
però d' 'o romano,
l'arecheta, 'e funge,
ddoje vongole, 'o ssale.

Che cchiù me ne vuò ?
Eggià, 'a muzzarella,
l'alice salate,
dduje gambere, l'aglio,
ddoje aulive, tre cozze.
Nu filo 'ndurato:
è uoglio ? No, è sole !
Se spanne vasannese
'a faccia ca ride;
ca quanno era janca,
me tene 'o culore
cchiù ardente, cchiù vivo.

So' verde, so' viole,
so' rosse, so' lille !
Scintille 'e diamante,
ricame 'e brillante,
Culture de' fronne,
culure d' 'o golfo,
so' tutt' 'e culure de' quatte staggione !

- Guagliò, vott'e mmane !
He mis' 'e pampuglie ?
E puorteme 'a pala !
E pure int' 'o ffuoco
ve pare ca ride,
ca ride felice,
ca ride e s'abboffa,
ca canta : " Guardate,
s'abboffa e nun schiatte ! ".

Me pare 'o ritratto
'e cierte curiuse
' e napulitane,
ca, comme se dice,
e ogge e dimane,
e ogne ora e ogne ghiurno,
s'abboffano e ridono
e cantano pure si teneno 'a morte
e 'o ffuoco ca stregne e abballa pe' tuorno.

Mo 'o tengo cca nnanze
stu piatto ch'è primmo, sicondo,
ch'è terzo, ch'è frutta, ch'è tutto !
Ch'è cena, ch'è pranzo e ch'è culazione.
Stu piatto ch'è piatto de ricche barune,
d' 'a povera ggente, d' 'e diavule e sante,
de' muonece o rre , de grande scienziate,
artiste e studente.

Stu piatto...ca forse, ca...comme
ca pure v' 'o ddico, però sottovoce;
ca si Gesù Cristo turnasse a stu munno,
cercasse 'o permesso cu lettera espresso :
- Scusate papà, embè io so' fesso,
nun l'aggia pruvà ?





grazie ad Eliorama per l'incoraggiamento, questo mi darà forza per continuare.
Peccato che non hai lasciato il tuo indirizzo.
5月29日

IL CASTELLO DELL'OVO

Dopo P.za Vittoria il lungomare napoletano assume il nome di via Partenope fino all'isoletta di Megaride dove è situato il castello dell'Ovo e il Borgo Marinaro. L'isoletta, su cui, secondo la leggenda, s'impigliò il corpo inerte di Partenope. Qui , infatti,sbarcarono i Cumani nel VI secolo a.C. per fondarvi il primo nucleo della futura città; qui Lucullo, di ritorno dall'Asia con immense ricchezze, si fece costruire una residenza a dir poco paradisiaca che si dilungava, arrampicandosi sui fianchi dell'altura, fino al dirimpettaio monte Echia; qui Marco Tullio Cicerone e il censore Catone esperirono la loro funzione di esecutori testamentari dell'amico prematuramente scomparso; qui, ne V secolo d.C. i monaci cenobiti si insediarono per costruirvi alcuni monasteri; qui, S.Patrizia, per sotrarsi alle voglie dello zio degenere,l'imperatore d'Oriente, sbarcò e trovò rifugio; qui, le milizie del duca Sergio sfrattarono i monaci per insediarvi un presidio militare; qui, Ruggiero il Normanno, dopo aver trasformato le rovine manastiche in un fortilizio, adunò il suo Parlamento; e qui, infine, Roberto d'Angiò, valendosi dell'opera degli architetti Fuccio e Primario, provvide a erigere un vero e proprio castello dotandolo delle forti torri quadrate che ancora oggi è possibile osservare con un certo rispetto. Ma perchè Castel dell'Ovo ha un nome così curioso? Il motivo manco a dirlo si riferisce ad una leggenda. Essa afferma che il poeta Virgilio, volendo fare cosa gradita ai napoletani, vi aveva nascosto, ben custodito in una gabbia, un uovo magico dotato del potere di difendere la città da qualsiasi catastrofe. Non si sà se un uovo e una gabbia, sia pure a titolo scaramantico, vi furono realmente conservati: si sa di certo, però, che per alcuni secoli i napoletani lo credettero e si sa anche che nel 1370, alla notizia che l'ovo era andato in frantumi, si determinò il panico tra la popolazione che la regina Giovanna d'Angiò fu costretta a dichiarare che l'uovo era stato sostituito, che i poteri magici erano stati ristabiliti e che perciò i sudditi non avevano nulla da temere. Sembra una favola, ma è storia vera. 

 
5月27日

mièttete appaùra d'o sciùmmo surdo,'e l'ommo ca nun parla e d' 'o cane ca nun allùcca

dicono che...

chi nun è buono pe' isso, nun è buono pe' 'n'àto

chi guarda 'a rrobba sòja nun fa làtro a nisciuno

chi guarda 'a rrobba 'e ll'ate perde pure 'a sòja
5月19日

Eccomi ci sono anch'io
sono appena all'inizio ma
cercherò di non annoiarvi troppo.
Ci sarà musica
belle immagini che potrete prelevare
e parleremo un po' della nostra bella Napoli,
con storia e tante curiosità
 
 
第 1 張 / 共 69 張
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Napoli...e poi...

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...il tempo corre

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