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    April 25

    i maccaronari

    I MACCARONARI

     Il maccaronaro per motivi di igiene non ebbe vita lunga e comunque le sue tracce non si perdono nella notte dei tempi, stabilito che soltanto nel Seicento la pasta entra nella dieta alimentare quotidiana. Prima, nella Napoli del Cinquecento, si usava mangiare zuppa di verdura. Da "mangiafoglie" i napoletani passarono a "mangiamaccarune". Trovato il modo di essiccare la pasta e di produrla in grandi quantità ; inventato, non si sa da chi, il "sughillo" di pomodoro, i maccaronari ebbero la loro stagione d'oro durante l'Ottocento. Uno strascico d'inizio Novecento e poi di maccaronari e di mangiatori di maccheroni per strada, più niente. Neppure le nostre nonne, che raccontavano di "casadduoglie", che vendevano olio e formaggio, "purmunare", che smerciavano frattaglie per gatti, ricordavano il venditore di spaghetti che , piazzato col suo banco e tutta l'attrezzatura di cucina all'angolo di una via o di un vicolo, serviva piatti fumanti di pasta al dente, i cui destinatari divoravano con le mani, o più propriamente con il pollice e il medio a mo' di forchetta. Il maccaronaro, una volta scalzato il pentolone dalla fornace ardente, levava alto il suo invito, che sollecitava anche i più rilutanti, ad accostarsi e consumare quella pretenziosa grazia di Dio : " Guagliò viene, te scarf' 'o cannarone ! " :

    July 12

    la capera

    la capera

     

    All'indomani dell'ingresso delle camionette americane, la città fu di nuovo tutto un rione popolare, un vicolo solo, una sola bottega, un "basso" solo. E "nnanze 'e vasce" , che da una legge poco permissiva erano stati ritenuti "non destinabili a civili abitazioni", si adoperava accortamente  "la capera", per acconciare il capo delle donne del volgo. Nella storia dei costumi la capera non vanta antiche origini e nemmeno egregi trascorsi. le sue tracce non si perdono nella notte dei tempi e si fermano già negli anni Cinquanta dinanzi al "coiffeur pour dames". Nell'Ottocento, non meno che nel Settecento, le donne portavano in testa delle vere e proprie torri e, sistemarle tali volute architettoniche, non era ordinaria operazione. A sciogliere, avviare, riavviare, intrecciare, giustapporre tali acconciature ci pensava non una qualsiasi vajassa ( serva ), ma Luisella o Carmelina 'a capera. Di solito era una giovane popolana di belle e delicate fattezze, assai ricercata nel vestire, ma soprattutto aristocraticamente pettinata. Ad ordinare le teste delle donne, oggi ci pensano quasi sempre le mani maschili, ma quelle femminili sono certamente più adatte, perchè le teste delle donne non possono che capirle solamente le donne. La capera se era docile di mani non lo era certo di lingua. Conoscendo delle proprie clienti vita, morte e miracoli, ne divulgava le belle gesta nei vicoli e nei chiassuoli. Ancora oggi, una donna che conosce i fatti di tutto un quartiere, viene apostrofata con l'epiteto di "capera"