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    October 02

    La Napoli sotterranea 1/3

     

      La "pietra gialla napoletana "vantata da Capaccio è tuttora chiamata "tufo giallo napoletano" : si tratta, hanno stabilito vulcanologi e geologi, di ben quindici chilometri cubi di roccia che venne generata dalla "Ignimbrite Campana, ossia la pioggia di fuoco iniziata qualcosa come trentacinquemila anni fa, colossale eruzione proveniente da innumerevoli bocche vulcaniche nella zona flegrea. Nel corso di millenni i vulcani flegrei mandarono fuori ottanta chilometri cubi di magma e polveri incendiate che, s'accumularono, si sedimentarono furono sconvolte da altri collassi vulcanici, da chissà quanti sprofondamenti,sollevamenti,e fratture, fino ad assumere la configurazione dell'attuale giaciglio della città.

    Facile da ridurre in blocchi grandi per le mura e meno grandi per le pareti della casa, e facile da perforare e da modellare: i Greci se ne accorsero subito, e si diedero a scavare nel profondo cisterne e cunicoli, realizzando un acquedotto sotterraneo che consentiva di di prelevare l'acqua direttamente da ogni abitazione.

    Lo scavo venne praticato lateralmente prima in orizzontale, avendo cura di lasciare libera la via d'accesso all'acqua, e poi verso il basso fino a creare un vuoto a forma di campana. E nella volta-molto spesso trapezoidale così come vogliono le regole della statica e come avevano tramandto gli antichi scavatori greci e latini- venivano presto perforati nuovi pozzi per mandare in superficie tutte le pietre che fecero crescere i palazzi napoletani fino ad altezze che altrove, con altre pietre, erano impossibili. Ogni palazzo, monumentale o no, ha sotto di sè un vuoto quasi corrispondente alla sua mole, di solito a gran profondità, circa quaranta metri sotto.

    La Napoli Sotterranea 2/3

    I palazzi sono da sempre in rapporto diretto e continuo con il "sotto", che è stato da sempre prezioso conservatore e distributore di acqua, sicuro rifugio anticamente contro le persecuzioni religiose e di recente contro la morte che veniva dal cielo con i bombardamenti a tappeto durante la seconda guerra mondiale, quando sull'abitato, negli anni fra il 1941 e il 1944, furono lanciate 28.000 bombe. Nella città che sta sotto la città sono state mescolate, in una particolare simbiosi, una cospicua serie di funzioni. La gestione dell'acquedotto sotterraneo è stata commista alle attività estrattiva ed edificatoria, l'acquedotto stesso oltre a fornire sul posto i materiali necessari all'edificazione, s'è ampliato con essa di pari passo in orizzontale e in verticale: man mano che l'abitato s'espandeva, aumentava anche il numero dei condotti e delle vasche sotterranee, nonchè quello dei pozzi che consentivano di "pescare" con un secchio l'acqua direttamente dalle abitazioni. Si calcola che nel centro antico-storico di Napoli i pozzi (che dovrebbero essere tutti chiusi) siano non meno di dodicimila. Il tutto è opera umana, lavoro di schiere sterminate che si sono avvicendate nei secoli là sotto, in un invisibile formicaio. Scavavano con attrezzi semplici: un piccone con due punte a lama verticale (tuttora usato, si chiama "smarra" ) , un piccolo maglio di ferro, la duplice ascia e quattro cunei di legno, come i loro colleghi di duemila anni fa.

    La Napoli Sotterranea 3/3

    Scavavano alla luce fiochissima di minuscole lucerne a olio (non più di una tazzina con beccuccio) che venivano sistemate in altrettante minuscole nicchie. Dove talvolte ancora oggi se ne ritrovano, dimenticate con l'abbandono di una cava non più coltivata, e più spesso testimonia della loro antica presenza un triangolino di nerofumo lasciato dall'esigua fiamma.

    Gli altri segni, là sotto, sono la verticale sequenza di incavi obliquamente squadrati all'interno in modo che   saldamente vi si potessero alternare piedi e mani nella quotidiana scalata degna dei ragni. Questo compito era assegnato ai   "pozzari "cioè gli addetti alla manutenzione dei pozzi e cunicoli.Segni altrettanto suggestivi sono quelli lasciati dalle asce: le pareti sono tutte ornate da colpi regoleri che da lontano le fanno sembrar lisce e perfette, da vicino rivelano invece la rugosità della colossale fatica degli uomini.

     
    July 28

    cimitero delle "Fontanelle" 1/2

    Breve storia 

    La strada via "Fontanelle" rappresenta il vecchio impluvio sulle sponde del quale sono dislocate numerose cave che, fino al secolo scorsa, hanno fornito i materiali da costruzione per l'attività edilizia di tutta la città e che oggi sono adibite ad usi più disparati : deposito ilive, vetrerie marmi, garages,cantine e persino luoghi per essiccare stoccafisso e baccalà. All'epoca, i morti venivano interrati nelle chiese, dove non c'era più posto, per cui i salmatari, di notte, li disseppellivano e li scaricavano nelle vecchie cave abbandonate. A seguito dell'ennesima alluvione, dalle cave fuoriuscirono molte salme e si racconta che gli abitanti del quartiere Sanità non uscivano di casa per non riconoscere i propri morti.

    Fù ordinato, quindi, ai salmatari di ricomporli nell'ultima cava. L'origine di questo ossario, però, si fa risalire al XVI secolo, quando la città fu flagellata da tre rivolte popoleri, tre carestie,tre terremoti,cinque eruzioni del Vesuvio e tre epidemie, e qui furono raccolti i cadaveri delle vittime, essendo il luogo isolato. Micidiale fu la pestilenza del 1656, per cui i muri che chiudevano le cave furono di nuovo abbattuti e le stesse cave, secondo alcuni, accolsero 250.000 cadaveri su una popolazione di 400.000 abitanti

    Nel 1837, per provvedimento del Consiglio Sanitario, in seguito all'invasione del "colera morbu"

    furono portati in questo cimitero altre salme , tra cui, forse, quella di Leopardi; nello stasso anno, essendo stato ordinato di togliere gli ossami da tutti i cimiteri delle parrocchie e delle confraternite e di portarli nell'Ossario delle Fontanelle, un gran numero di carri, scortati da confratelle e guerdie, trasportarono in queste grotte cataste di resti mortali.

    Il culto delle adozioni degenerò per cui nel 1969 si ordinò la chiusura dell'ossario.

    Oggi , nel maggio 2006,è stato riaperto al pubblico, quindi visitabile

    Guarda le foto nell'album

    sono molto interessanti.

     

    cimitero delle " Fontanelle " 2/2

    Gli  aneddoti 

    In  seguito cominciarono le adozioni di alcuni teschi, che, isolati, venivano messi in teche e venerati o per grazia ricevuta o per voto o per fede. Nacquero così numerose storielle, tra cui quella  dei due teschi che sudano e quella del Capitano: questo teschio era stato adottato da una povera ragazza, ad esso rivolgeva tutte le sue cure e preghiere, supplicandolo perchè le facesse trovare marito; così avvenne, e prima di andare all'altare, la giovane volle ringraziare il teschio per la grazia ricevuta.

    Il giorno delle nozze tutti erano attirati dalla presenza in chiesa di uno strano tipo vestito da soldato spagnolo; questi, al passaggio degli sposi, sorrise alla ragazza e le fece l'occhiolino;

    il marito, ingelosito, lo affrontò e lo colpì ad un occhio con un pugno.

    Tornata dal viaggio di nozze, la giovane si recò subito al cimitero per ringraziare ancora il suo teschio, e lo trovò con una delle orbite completamente nera. Si gridò al miracolo ed il teschio in questione fu indicato come il

    " Teschio del  Capitano "

    ad in seguito gli furono attrbuiti anche altri miracoli.

     

     

     
    May 29

    IL CASTELLO DELL'OVO

    Dopo P.za Vittoria il lungomare napoletano assume il nome di via Partenope fino all'isoletta di Megaride dove è situato il castello dell'Ovo e il Borgo Marinaro. L'isoletta, su cui, secondo la leggenda, s'impigliò il corpo inerte di Partenope. Qui , infatti,sbarcarono i Cumani nel VI secolo a.C. per fondarvi il primo nucleo della futura città; qui Lucullo, di ritorno dall'Asia con immense ricchezze, si fece costruire una residenza a dir poco paradisiaca che si dilungava, arrampicandosi sui fianchi dell'altura, fino al dirimpettaio monte Echia; qui Marco Tullio Cicerone e il censore Catone esperirono la loro funzione di esecutori testamentari dell'amico prematuramente scomparso; qui, ne V secolo d.C. i monaci cenobiti si insediarono per costruirvi alcuni monasteri; qui, S.Patrizia, per sotrarsi alle voglie dello zio degenere,l'imperatore d'Oriente, sbarcò e trovò rifugio; qui, le milizie del duca Sergio sfrattarono i monaci per insediarvi un presidio militare; qui, Ruggiero il Normanno, dopo aver trasformato le rovine manastiche in un fortilizio, adunò il suo Parlamento; e qui, infine, Roberto d'Angiò, valendosi dell'opera degli architetti Fuccio e Primario, provvide a erigere un vero e proprio castello dotandolo delle forti torri quadrate che ancora oggi è possibile osservare con un certo rispetto. Ma perchè Castel dell'Ovo ha un nome così curioso? Il motivo manco a dirlo si riferisce ad una leggenda. Essa afferma che il poeta Virgilio, volendo fare cosa gradita ai napoletani, vi aveva nascosto, ben custodito in una gabbia, un uovo magico dotato del potere di difendere la città da qualsiasi catastrofe. Non si sà se un uovo e una gabbia, sia pure a titolo scaramantico, vi furono realmente conservati: si sa di certo, però, che per alcuni secoli i napoletani lo credettero e si sa anche che nel 1370, alla notizia che l'ovo era andato in frantumi, si determinò il panico tra la popolazione che la regina Giovanna d'Angiò fu costretta a dichiarare che l'uovo era stato sostituito, che i poteri magici erano stati ristabiliti e che perciò i sudditi non avevano nulla da temere. Sembra una favola, ma è storia vera.